la schiava bambina

2 04 2008

8838485410.jpgdi Annalisa Urbano

Se non fosse già chiaro dal titolo (peraltro non troppo fedele all’originale On m’a volè mon enfance), la storia narrata ne La schiava bambina (Edizioni Piemme Economica, 2008) sembrerebbe la testimonianza di una donna di mezz’età emigrata dalla Guinea dove ha abbandonando il ricordo di un’infanzia felice, semplice e povera vissuta assieme alla nonna, per intraprendere una vita da moglie costretta alle violenze domestiche nella moderna e ‘civilizzata’ Europa Occidentale. Oppure questo racconto potrebbe sembrare una storia d’altri tempi, di condizioni atroci ma superate, di drammi ingiusti ma passati. Una storia, insomma, di schiavitù trascorse. Eppure il carattere forse più scioccante di questo libro è rappresentato, mestamente, dalla data di nascita di Diaryatou, l’autrice: il 1985.

La breve parentesi felice della vita di Diaryatou si conclude a quattordici anni quando la situazione economica della famiglia precipita e l’autrice viene sposata ad un uomo trent’anni più vecchio, già marito di altre tre mogli, che lavora in Europa e di cui Diaryatou ricorda a malapena l’aspetto fisico. Subito dopo il matrimonio, al quale il marito non partecipa, sperando di andare incontro ad una situazione economica migliore e così aiutare la famiglia, Diaryatou riesce ad ottenere il visto per raggiungere il neo-sposo in Olanda. Ad attenderla troverà, invece, un uomo brutale che la violenta, la maltratta e la sottomette psicologicamente, la rende madre di aborti e di una bambina nata morta, le porta via la giovinezza. Dopotutto sarà l’autrice stessa, in una delle ultime pagine del libro, a definire l’adolescenza come un fenomeno che riguarda esclusivamente una parte del mondo, “una cosa dei Paesi fortunati, dei Paesi e delle persone che possono nutrirsi normalmente e che possono restare a vivere nel posto in cui sono nati.” Di contro, Diaryatou è una ragazzina già vecchia che più di ogni altra cosa è stata privata della coscienza di se stessa.

La svolta avviene nel 2003 in Francia quando, ancora minorenne e senza alcun stimolo per vivere, senza più amore per se stessa, semi ripudiata dal marito, per caso, ascolta in tv il racconto della propria misera dalla voce di un’altra donna che ha passato lo stesso inferno ed è riuscita a venirne fuori. Per Diaryatou sarà lo stimolo a ribellarsi e cominciare finalmente una vita da sola e ad avere la forza di non scappare ma affrontare la sua vita e lasciare con rabbia e convinzione il proprio aguzzino.

La schiava bambina è un racconto diretto che senza fronzoli grida alla vita, alla possibilità di riscossa e denuncia una condizione, ancor oggi, attuale per molte.


Azioni

Informazione

Una risposta a “la schiava bambina”

4 04 2008
giusy (22:43:38) :

sembra davvero molto interessante… pensiero del momento: tutto il benessere e le comodità scontate che abbiamo ci impedisce di vedere quello che succede in realtà “lontane” , ma il paradosso per me è che le, ripeto, comode lenti che portiamo ci distolgono anche quello che succede nelle nostre civilissime città. grazie per il suggerimento isa.

Lascia un commento

Puoi usare questi tag : <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>